Chiacchiericci vivaci, sguardi che si incrociano e visi che si riconoscono, un brulicare conviviale. In sottofondo prove audio con bassi vibranti. Bicchieri traboccanti poggiano su pile di sedie rimediate. Luci calde illuminano scaffali di libri e un tappeto steso sul palco. Nell’aria si diffonde il profumo fresco di erbe aromatiche, mentre una fila di persone munite di cesti in vimini e carretti per la spesa aspetta di comprare pane e lattuga. Non è un bar, nè un locale. Associazione culturale About è uno spazio indipendente e autofinanziato, che opera dal 2014 all'interno del tessuto urbano e sociale di Venezia, trova casa in Lista Vecia dei Bari 1165.

Il giovedì vi incontri anche Roberto, un artigiano che ti accoglie con un sorriso, ti saluta con un’ironia affettuosa e torna ad armeggiare con i suoi attrezzi. Si occupa di riparare biciclette, carretti, valigie, qualsiasi cosa dotata di ruote, ma anche di cucire e rammendare. Ti racconta che stira, cucina, cura l’orto e che se vuoi ti insegna. Per Roberto è fondamentale trasmetterti le  competenze necessarie ad intervenire autonomamente, qualora i problemi dovessero ripresentarsi. About è uno spazio di relazioni e di scambio senza scopo di lucro, un contesto collettivo e autogestito dove si intrecciano esperienze auto-organizzate, azioni condivise e percorsi di ricerca legati al fare e al vivere insieme. Si propone di attivare e sperimentare forme di condivisione di saperi, strumenti e competenze, per immaginare nuove modalità di abitare e costruire legami, mettendo al centro la cura, la cooperazione e l’autonomia. Il giovedì all’About si tiene il Mercato dei Bari, i cui prodotti provengono da contadini ed artigiani locali, dai ragazzi volontari che supportano l’associazione, e dal Maestro Agostino. Presenza costante sin dall’anno successivo alla fondazione dello spazio, il Maestro Agostino si occupa del mercato, intrecciando questa attività a una rete più ampia di pratiche legate alla terra e alla trasmissione di saperi agricoli. Parallelamente infatti, porta avanti collaborazioni con enti e realtà locali per la cura degli orti e la salvaguardia di sementi antiche. Questo impegno si innesta su un percorso iniziato con i Pirati Custodi di Semi, un progetto avviato come gruppo spontaneo all’interno delle scuole, coinvolgendo insegnanti, bambini e genitori. Attraverso laboratori, scambi di semi e attività collettive, l’iniziativa si è sviluppata come un’azione artistica e culturale diffusa, volta a trasmettere saperi legati alla biodiversità agricola e a preservare la resilienza ecologica.

Tali pratiche sono tanto più necessarie considerando che oggi, la maggior parte dei prodotti agricoli che consumiamo abitualmente, provengono da semi ibridi o geneticamente modificati, commercializzati per la produzione agricola intensiva. Questi semi sono il risultato dell’ibridazione di linee parentali pure, selezionate in laboratorio per diverse generazioni, con l’obiettivo di combinare le caratteristiche migliori di entrambe le "linee madri" in una singola pianta di "prima generazione". Questa selezione tuttavia, avviene su principi economici e non salutistici. Le piante che nascono da questi semi sono spesso più robuste, numerose e uniformi. Crescono più velocemente, producono di più e maturano in modo sincrono, il che è vantaggioso per la raccolta meccanizzata. Tuttavia, i semi ottenuti da queste piante, non riproducono le caratteristiche dei genitori. Nella generazione successiva danno vita a piante con caratteristiche variabili e spesso meno desiderabili: sono meno resistenti, meno uniformi, e povere di proprietà nutritive. L'agricoltore che vuole mantenere le stesse caratteristiche del raccolto precedente è costretto a riacquistare i semi ibridi ogni anno dalle aziende sementiere, creando una dipendenza economica. Un altro fattore rilevante è la legislazione sui diritti di proprietà intellettuale applicata alle sementi. Le grandi aziende sementiere brevettano le loro varietà vegetali o le tutelano tramite privative varietali. Queste protezioni legali conferiscono alle multinazionali, in quanto tali, il controllo totale ed esclusivo sulla produzione, riproduzione e commercializzazione della varietà. In pratica, diventa illegale riprodurre e commercializzare i semi di queste varietà protette senza l'autorizzazione del titolare del diritto. In alcuni casi, la protezione si estende anche al prodotto del raccolto, se questo è stato ottenuto utilizzando semi riprodotti illegalmente. Questo meccanismo limita la capacità degli agricoltori di conservare e scambiare i semi delle varietà protette, contribuendo ulteriormente alla dipendenza dalle aziende sementiere. I movimenti e le associazioni che promuovono lo scambio dei semi, si occupano della ricerca e dello studio di tecniche di conservazione e raccolta di sementi antiche. Sono pratiche clandestine, anticapitalistiche, biologiche e di condivisione, che vogliono riaffermare l'autonomia degli agricoltori, oltre che la possibilità di consumare prodotti più salutari e sostenibili. Le sementi antiche sono soprattutto riproducibili, generano piante più sane e resistenti, seppur in minor quantità. Riprendendo il discorso di Roberto sull’autonomia, custodire e scambiare i semi significa rafforzare forme di autosufficienza e trasmissione di saperi, che permettano di non dipendere da risorse esterne.

Gli scambi di semi si inseriscono in un contesto più ampio di iniziative comunitarie che promuovono la solidarietà e la condivisione. Progetti come Genuino Clandestino, movimento che unisce contadini, attivisti e cittadini in una rete di resistenza contro le logiche agroindustriali, promuovono l'autodeterminazione alimentare e la sovranità territoriali. Altre iniziative nel territorio veneto come UNISCO, che organizza pratiche di movimento lento e relazioni di prossimità, o le iniziative del gruppo Le Spontanee, che si occupa di autoproduzione, scambi e orticoltura condivisa, rappresentano alcuni dei tanti nodi attivi su questi temi.

Queste esperienze costruiscono alleanze tra abitanti e paesaggi, attivando forme di partecipazione che intrecciano cura dell’ambiente, trasformazione sociale e benessere collettivo. A partire dal gesto quotidiano generano spazi di relazione capaci di rafforzare il senso di comunità e permettere modelli di convivenza alternativi. Le cene sociali, i cineforum, i laboratori, i concerti, le performance e le azioni collettive sono mezzi attraverso cui entriamo in una dimensione sociale autentica, spazi alternativi dove resistere a un sistema che si autoalimenta creando divisioni tra chi lo abita. Rappresentano occasioni in cui cittadini e cittadine si riconoscono, trovando nell’incontro e nella condivisione una forma di sé. Qui prevale la cultura sulla diffidenza nei confronti dell’altro, e si coltiva un’educazione all’empatia e alla sensibilità. La partecipazione attiva e il contatto con l’altro ci permettono di vivere il mondo dall’interno, di esistere e sentire in connessione con esso. Non si tratta di  immaginare un nuovo paradigma: queste realtà esistono già, sono reti viventi di persone pronte a sostenerci, non per interesse, ma perché sei un essere vivente, come me. In quanto tale, ti riconosco, ti accolgo e ti sostengo.

in copertina: Gian Maria Tosatti, Моє серце пусте, як дзеркало - одеський епізод | Il mio cuore è vuoto come uno specchio - Episodio di Odessa (2020)